lunedì 15 agosto 2016

Nei prossimi anni non troverai un lavoro decente, perché il capitalismo sta crollando



Il dolore che senti è il capitalismo che muore

La morte del capitalismo è realtà. Ma quali effetti produce nell'interiorità di tutti noi? È tempo di riconoscere questa sofferenza, per poi cominciare a costruire una civiltà planetaria inclusiva in armonia con la Terra. Le riflessioni e e le analisi di Joe Brewer in un articolo di portata generazionale.

Può essere spiazzante sapere che nei prossimi anni non troverai un lavoro decente, non salderai i tuoi prestiti studenteschi, e non darai nessun acconto per una casa – anche se ti sei laureato in una università di alto livello o hai referenze fantastiche dopo tutti gli stage non retribuiti che ti hanno portato fin qui, dove ti trovi in questo momento.



Anche sei hai la fortuna di essere in una situazione come questa, sei comunque soltanto uno delle centinaia di candidati che fanno domanda sempre per gli stessi impieghi

E in futuro vedrai il mondo diventare ancora più diseguale, e ridursi ulteriormente le opportunità di essere pagato per fare ciò che ti senti chiamato a compiere nel lavoro e nella vita.

Oltretutto i tuoi amici non ti aiuteranno granché, perché la maggior parte di loro (e non tutti) stanno vivendo le stesse difficoltà. Sono tempi difficili e dolorosi, che ci stanno colpendo tutti insieme contemporaneamente.

Alcuni ti diranno che è colpa tua. 
Che non ci stai provando abbastanza. Ma è gente colpevole di perpetuare una grande menzogna tipica di questo periodo storico. Le ipotesi standard su come avere successo nella vita, che funzionavano fino a pochi decenni fa, oggi semplicemente non si applicano più. La colpa e la vergogna che senti è la malattia mentale del capitalismo in fase avanzata. Abbraccia questa realtà e liberati.

Per renderti conto di quanto tutto sia sottosopra, devi pensare in modo sistemico. Prendi nota dei sistemi che hanno costruito al preciso scopo di creare questa situazione e capirai come sia successo, così vedrai perché non possiamo andare avanti per questa strada.

Prima di tutto una diagnosi del problema:

è stato sistematicamente creato un Progetto Globale per il Drenaggio della Ricchezza, così da ritorcere il gioco economico contro di te. Ecco perché una minuscola percentuale di persone (il conto attuale è 62) detiene più ricchezza della metà della popolazione mondiale. 

Decenni di ricchezze nascoste nei paradisi fiscali, di accordi commerciali progettati per sottrarre ricchezza ai paesi poveri, regolamenti bancari e misure di austerità intese a destabilizzare intere economie in modo che enormi spostamenti di ricchezze possano andare da chiunque altro a una piccolissima élite finanziaria, e regole elettorali che garantiscono esclusivamente chi diventa la prostituta che opera affinché i magnaccia finanziari occupino per sempre i loro uffici di lusso.

Quindi sì, non c’è niente di male a sentirsi inquieti mentre il capitalismo si spinge fino a danneggiare la società su un piano sistemico.

Perché dico che il capitalismo (nella sua forma corporativa e drena-ricchezza) sta morendo?

C’è una storia lunga e dettagliata che potremmo raccontare. Per amore di brevità, risponderò con due punti essenziali, che mostrano che il business as usual, cioè andare avanti come al solito, non ha futuro. Gli è fisicamente impossibile andare avanti.

Ragione 1: non ci sono più soldi da drenare

Come hanno eloquentemente descritto nei loro testi Jeremy Rifkin e Paul Mason, il motivatore primario dei capitalisti – drenare ricchezza dallo scambio consumistico sotto forma di guadagno monetario – è compromesso dal fatto che la scienza del profitto è ormai così avanzata che ogni nuova onda produce rendimenti inferiori. Quello che gli economisti chiamano “costo marginale”, la differenza fra quanto costa produrre qualcosa e quanto le persone vogliono o possono pagarlo, è prossimo a zero per praticamente tutto ciò che produciamo o forniamo come servizio. Questa tendenza al costo marginale zero sta facendo crollare il capitalismo, come inattesa conseguenza del suo successo spettacolare.

Si aggiunga che la maggior parte della crescita nell’economia globale degli ultimi 40 anni è da speculazione finanziaria. Il sistema monetario cresce più in fretta dell’economia “reale” produttiva, con la prevedibile conseguenza del crollo dei mercati, dei collassi finanziari e degli aggiustamenti strutturali (drenaggio di ricchezza) quando la differenza fra previsioni e realtà si allarga troppo. Ciò con cui finiamo per trovarci è un debito così grande che nessuno riuscirà mai a risarcirlo. Combinato con la fine del suddetto gioco di ammassare ricchezza, questa è la campana a morte per il capitalismo così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 100 anni.

Ragione 2: il danno recato alla natura

Non esiste una economia al di fuori del mondo fisico. L’illusione che i mercati siano separati dalla natura ha guidato la politica economica mainstream per lungo tempo, e ora assistiamo alle conseguenze sotto forma di estinzioni di massa, perdita del suolo coltivabile, cambiamento climatico, collasso della disponibilità di pesce in tutti i mari, livello crescente di inquinamento, e altro ancora.

I fisici descriverebbero tutto questo come entropia in aumento, e semplicemente vuol dire che la crescita di complessità sociale delle attività economiche si accompagna a un corrispondente deterioramento degli ambienti naturali in cui sono incorporate. E per la prima volta noi abbiamo varcato la filigrana della storia nel 20° secolo – con la crescita esplosiva della popolazione, e l’attraversamento di diversi confini planetari essenziali (ciascuno dei quali, se superato, mette a repentaglio la nostra civiltà). Stando ai calcoli attuali, ne abbiamo superati quattro.

E così nella bara del capitalismo ci sono già i chiodi. Resta da vedere se questo farà crollare anche la nostra civiltà. Nutro qualche speranza, non eccessiva, sulle nostre prospettive. Saranno tempi molto turbolenti (per il resto delle nostre vite) ma penso che possiamo farcela riconoscendo che è tutto vero, chiamando per nome il progetto di drenaggio della ricchezza che ha creato questo danno sistemico, e smantellare questo sistema globalizzato per liberare risorse monetarie vitali per l’emersione di un nuovo paradigma di sviluppo economico radicato nell’affermazione della vita.

So che fa male

Ma prima di cominciare questa grande opera dei nostri tempi, è necessario che noi riconosciamo il dolore che il sistema capitalistico morente crea nelle nostre vite personali. So che fa male. È solo naturale vergognarsi quando ci provi con tutto te stesso e fai del tuo meglio, e, niente, non ce la fai. Dovrai cambiare le regole del gioco (alcune delle quali ho sottolineato qui). E farlo richiederà di passare attraverso un processo di guarigione interiore per te e i tuoi amici.

Non sei solo

Tutti noi, 7,4 miliardi attualmente viventi, ci stiamo passando. Lo stiamo facendo insieme. È ora di diventare totalmente consapevoli della natura sistemica di ciò che ci sta succedendo. Il futuro non sarà come il passato. Sarà doloroso e confuso a volte. Nondimeno le prospettive di successo in questa lotta sono legate al fiorire di una civiltà planetaria inclusiva e che nutra tutti, restando in armonia con il nostro pianeta natale, la Terra.

Avanti, miei compagni umani.


Fonte: http://permacultura-transizione.com/economia-sostenibile/dolore-che-senti-capitalismo-che-muore/

1 commento:

  1. in sintesi,con altri termini,questa mi sembra una ripresentazione della critica della economia politica fatta a suo tempo dal rivoluzionario karl marx.

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