mercoledì 9 marzo 2016

KAMA SUTRA: LA PIÙ' ANTICA GUIDA SESSUALE DEL MONDO


Tutti lo conoscono di nome, pochi di fatto. 
Un po’ come succede per la Bibbia, il Kama Sutra è uno di quei libri di fama mondiale, ma che pochi si sono presi la briga di leggere, soprattutto per intero

Capolavoro della letteratura sanscrita, il manuale dell’amore è stato scritto in un periodo non definito tra il I e il IV secolo e il titolo vuol dire letteralmente “aforismi sull’amore”. 


Kama è infatti la divinità indiana dell’amore carnale, della passione. É il dio più potente di tutti ed è rappresentato da un giovane con due (o a volte otto) braccia, un arco la cui corda è una fila di api e cinque frecce ognuna fatta da un fiore – in riferimento ai cinque sensi – che possono far innamorare la persona colpita. Il dio è spesso raffigurato a cavallo di un pappagallo, con un vessillo rosso su cui è dipinto un delfino.


Secondo la leggenda, l’opera avrebbe origine divina perché venne pensata dal dio indiano Shiva che, innamoratosi della proiezione femminile di sé stesso e dopo aver scoperto con lei le gioie del sesso, decise di immortalare le pratiche sperimentate dettandole al servo Nandin. Nei secoli, sempre secondo la leggenda, il testo fu rielaborato da molti e la versione finale fu curata da Mallnaga Vatsayayana. Dell’autore in realtà non si conosce molto, tanto che alcuni mettono in dubbio la sua esistenza. Il pubblico a cui il trattato era dedicato era ovviamente un’élite di ricchi: i poveri non sapevano leggere e non avevano di certo tempo per i piaceri carnali.


Il Kama Sutra è una guida suddivisa in sette libri che – seguendo gli ideali della cultura hindu – si pone come obiettivo quello del raggiungimento dell’armonia umana. In particolare, quattro sono gli scopi a cui ciascuno dovrebbe puntare: Artha, cioè il benessere; Kama, il desiderio, il piacere; Dharma, il senso etico che sta tra Artha e Kama; e infine Moksha, la liberazione dal mondo materiale.


Dei quattro punti, quello più noto al grande pubblico è ovviamente il secondo, con le sue 64 arti – ovvero posizioni sessuali. Ogni posizione ha il suo nome, spesso legato al mondo animale, ed è rappresentata da dei disegni esplicativi, reinterpretati innumerevoli volte nel corso dei secoli. 


kamasutraIl numero totale non è casuale: l’autore pensava ci fossero otto modi di fare l’amore, e ognuno di essi poteva essere suddiviso in otto posizioni. Tuttavia, la parte dedicata all’amore sessuale è solo una piccola percentuale dell’intera opera, che si occupa prevalentemente di questioni morali, del corteggiamento e delle relazioni tra uomo e donna. 
Il primo libro affronta per esempio il tema dell’amore in modo generale, dello stile di vita che un uomo dovrebbe avere e delle ragioni per cui si dovrebbero sedurre le donne altrui.



Il secondo libro, il più celebre, tratta l’unione sessuale, partendo da approfondimenti sul bacio e passando poi a temi come i preliminari, l’orgasmo, le relazioni a tre, le posizioni, il sesso orale e così via. Ma attenzione, non tutto è adatto a tutti: Vatsyayana dispensa i suoi consigli tenendo conto (sia per quanto riguarda gli uomini che per quanto riguarda le donne) di resistenza, dimensioni e temperamento. 
Ognuno insomma deve trovare la sua via a seconda delle proprie caratteristiche.




L’energia sessuale per esempio può essere fiacca, media o impetuosa. Poi, a seconda delle dimensioni del linga, l’uomo è definito coniglio-piccolo, toro-medio o stallone-lungo; mentre la donna, a seconda dell’ampiezza della propria yoni, è chiamata cerva-stretta, giumenta-normale o elefantessa-largaPartendo da queste caratteristiche, ci sono tre tipi di rapporti tra partner simili e sei tipi tra partner dissimili. Infine, per quanto riguarda la durata dell’incontro, l’autore suddivide gli uomini in rapidi, medi e resistenti.


Il piacere femminile e quello maschile sono considerati come assolutamente diversi in quanto i genitali non si somigliano né per forma, né per tempistica

secondo Vatsyayana, questa diversità si dimostra osservando il fatto che quando l’uomo raggiunge il piacere si ferma, non badando più alla compagna; mentre la donna non può fermare il piacere di sua spontanea volontà




Questo fa sì che, se non soddisfatta, vada a cercarsi poi un altro uomo più “resistente”, a quanto pare i preferiti dal sesso femminile. Le donne hanno poi, secondo questo trattato, un desiderio più forte di quello maschile di ben otto volte, per questo desiderano un’attività sessuale più prolungata


Il saggio stima che per riuscire a soddisfare 
una donna ci vorrebbero niente meno 
che otto uomini diversi!

Inoltre, gli atteggiamenti femminili sono descritti come più passivi, quelli maschili come più attivi: se è l’uomo a possedere, la donna ama essere posseduta, anche se in alcuni casi i ruoli si invertono. Nonostante questo, Vatsyayana descrive l’incontro migliore come quello in cui il piacere è raggiunto all’unisono, avendo così un rapporto paritario: «Ricambia quel che ti viene fatto, a un colpo rispondi con un colpo, a un bacio rispondi con un bacio». 


Nonostante il testo sia molto antico, la donna non è sempre relegata a una condizione di silenziosa passività: la purusayita è quella donna che, stando sopra all’uomo, minacciandolo e picchiandolo, si pone al suo stesso livello, ricambiando ciò che ha ricevuto. 



Parlando poi di baci, Vatsyayana li divide in svariate categorie, dai più “leggeri” ai morsi, da quelli dati con forza a quelli dati al riflesso dell’amante nello specchio. Le parti migliori da baciare sono la fronte, i capelli, le guance, gli occhi, il petto, il seno, le labbra e l’interno della bocca. 
Questi devono essere accompagnati da graffi e morsi, perché: «non vi è mezzo più incisivo, per accrescere la passione, degli atti inflitti con unghie e denti»



Nel trattato, infatti, l’atto amoroso prende spesso le connotazioni di una guerra, di una battaglia all’ultimo sangue tra gli amanti. 
I graffi sono leciti e lasciare segni sul corpo della donna per far sì che si ricordi dell’incontro è molto importante e rende una ragazza ancora più desiderabile. Purché non si faccia – ovviamente – con le mogli altrui. Anche le percosse sono ben accette: «Si dice che il sesso sia una forma di litigio, perché l’essenza del desiderio è diverbio e la sua natura è contraddittoria. Perciò le percosse fanno parte del sesso… ». Anche in questo caso, le percosse sono divise in vari gruppi, da utilizzare nei momenti più adatti.


Vatsyayana non lascia da parte nemmeno il sesso orale, che suddivide in otto fasi diverse. La pratica è tipica del cosiddetto “terzo sesso”, ma anche le donne promiscue o le serve (o servi) sono solite praticarlo. 

A volte però anche gli uomini “di mondo” lo fanno ad altri uomini, o in alcuni casi a delle donne, anche in contemporanea, cioè «alla maniera dei corvi». Per finire, sono descritti i vari tipi di amplesso, come dovrebbe cominciare e finire, e come gli amanti siano soliti litigare tra loro.




Il terzo libro dà consigli su come corteggiare una donna e trovare una buona moglie, interpretando i suoi segnali, facendole delle avances e analizzando le sue reazioni. Il quarto libro spiega il comportamento corretto che una moglie dovrebbe sempre seguire, in particolare in assenza dello sposo. Vatsyayana parla di moglie anziane e giovani, di mogli sfortunate e di donne nell’harem, senza dimenticare nessuna tipologia. Il quinto libro spiega invece come sedurre le donne altrui, come capire i loro sentimenti e come entrare in intimità. Il sesto affronta poi il tema delle cortigiane: vengono dati consigli su come procurarsi e scegliere un amante, fino a ottenerne anche del denaro e poi, se stanche, sbarazzarsene. Infine, il settimo e ultimo libro tratta del miglioramento fisico e di come rinnovare una potenza sessuale ormai indebolita usando degli stimolanti.


In sintesi, per Vatsyayana il rapporto sessuale è un’unione divina lontana dal concetto peccaminoso che ha imposto la religione cristiana in Occidente. Il Kamain sanscrito piacere o benessere – è uno dei quattro scopi della vita e il sesso non è nulla di sbagliato, a meno che non sia fatto con troppa frivolezza

L’opera è quindi una guida al godimento sessuale che offre consigli e ci dà una descrizione chiara dei costumi dell’India di quegli anni. Ci vengono svelati i segreti dell’arte amatoria, dove il piacere è visto come qualcosa di indispensabile per una vita felice e in armonia con il mondo, una vita in cui i sensi sono appagati senza remore. Per Vatsyayana, l’attrazione è un istinto puro e naturale, da assecondare senza problemi.

Come ultima curiosità, anche il mondo occidentale ha una sorta di Kama Sutra romano, il De Figuris Coitus, scritto dalla poetessa Elefantide nel I secolo a. C., dove appaiono posizioni simili a quelle indiane, illustrate e spiegate.

Fontehttp://fascinointellettuali.larionews.com/quando-il-sesso-non-era-peccato-i-sette-libri-del-kama-sutra/

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